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Storia
Dal 2000 a.C. al 250 d.C. le prime manifestazioni delle culture autoctone
appaiono associate alla vita di piccoli villaggi agricoli urbani sulle
coste del Pacifico dalle terre dell'Altopiano alle terre basse del Petén.
Lo splendore della civiltà maya, dal 250 d.C al 900 d.C., si manifesta
attraverso il dominio di tecniche agricole molto sviluppate: canali d'irrigazione,
terrazze artificiali, estensione del potere politico-religioso, sviluppo
di reti di commercio a grande distanza e conseguente influenza tra diverse
culture.
Dal 900 al 1500 d.C. si presentano profondi cambiamenti nell'organizzazione
politica e sociale; si evidenziò il predominio dell'organizzazione
militare su quella religiosa. Le città ubicate su terre basse,
ora vengono spostate in luoghi poco accessibili e protetti di barriere
naturali.
Nel 1523 Pedro de Alvarado, luogotenente di Cortès, proveniente
dal Messico al comando di 300 soldati spagnoli, inizia la conquista del
territorio maya, con saccheggio della terra conquistata. Nel 1524 viene
fondata la città di Santiago de los Caballeros de Guatemala. Gli
indigeni vengono dominati, sfruttati al limite delle loro forze e subiscono
una decimazione che li porta vicini alla scomparsa totale. Lo sfruttamento
degli indigeni è continuato anche dopo l'indipendenza per il susseguirsi
di governi rappresentativi solo della minoranza ladina nelle cui mani
erano e sono concentrate le ricchezze del Guatemala.
Il nome di Guatemala venne dato all'inizio del XVI secolo dai conquistadores
spagnoli alle terre del Nord dell'America Centrale. Il Guatemala proclamò la
propria indipendenza il 15 settembre 1921, poi fu annesso per un breve
periodo all'impero messicano (1822-1823); ritornato indipendente nel
1823, l'anno seguente entrò a far parte della federazione delle
Province Unite dell'America Centrale che stabilì la capitale a
Guatemala.
Si costituì ufficialmente in repubblica nel 1824. La figura dominante
del XIX secolo fu quella del generale J. R. Barrios, che governò con
poteri dittatoriali dal 1873; egli confiscò i beni del clero,
costrinse gli Indios al lavoro, e iniziò la costruzione della
rete ferroviaria. Allo scoppio del secondo conflitto mondiale il Guatemala
dopo essersi dichiarato neutrale, entrò in guerra a fianco degli
Stati Uniti nel 1941 e nazionalizzò le piantagioni di caffè trasformandole
in coltivazione a regime cooperativistico.
Nel 1954 la United Fruit Company sostenne un colpo di stato armato, spalleggiato
dagli Stati Uniti, che depose il Presidente Jacobo Arbenz. L'amministrazione
Arbenz era considerata pericolosamente comunista, perché aveva
suddiviso le grande proprietà rurale per dare terra agli Indios.
Da quel momento il potere è stato nelle mani dei militari; all'inizio
tutta la terra fu restituita ai grandi proprietari, ma poco a poco ci
sono state alcune concessioni agli Indios per mitigare la pericolosa
situazione di disuguaglianza e conflittualità.
La politica interna durante questo periodo fu caratterizzata dal contrasto
tra forze di destra e di sinistra, queste ultime organizzate in nuclei
di guerriglieri apparsi nel 1960. La guerriglia in Guatemala non nasce
da motivazioni idelogiche, ma dal malcontento nei confronti di un regime
corrotto per cui l'origine del conflitto va ricercato nella situazione
di violenza, corruzione, fame, sfruttamento e mancanza di rispetto della
vita umana.
Il 31 gennaio 1980 un gruppo di manifestanti occupa pacificamente l'ambasciata
spagnola dopo aver inutilmente chiesto un incontro con il presidente
della Repubblica per denunciare la feroce repressione nel Quiché;
la polizia incendia l'edificio. Nel rogo periscono tutti i manifestanti
e gli addetti all'ambasciata. Dopo questo episodio gli indigeni entrano
nella guerriglia.
Gli anni ottanta sono caratterizzati da una feroce repressione. Nel 1984
sotto le pressioni delle istituzioni internazionali e di molti paesi
che minacciano di interrompere gli aiuti economici, il governo militare
decide di riaprire ai civili. Nel 1986 per la prima volta un civile fu
eletto presidente della repubblica, dopo quarant'anni : Vinicio Cerezo.
Cominciò a smantellare alcuni apparati repressivi come la polizia
segreta, ma gli omicidi politici non cessarono. L'aumento dei prezzi
portò ad agitazioni sociali e di fatto i militari continuarono
a controllore la vita politica del paese.
Il Guatemala che ha aspirato tradizionalmente a migliorare il suo accesso
al Mare Caraibi nel 1991 ha però finalmente riconosciuto la sovranità del
Belize, ponendo fine a un conflitto sui confini durato 150 anni.
Nel 1991 il presidente Jorge Serrano lanciò un piano di pace totale
che, grazie anche all'intermediazione dell'ONU, riuscì a lasciar
finalmente intravedere uno spiraglio di una possibile composizione di
questa guerra civili ormai endemica.
La firma della pace è avvenuta
il 29 Dicembre 1996 nella capitale guatemalteca. I 36 anni di conflitto
hanno prodotto: 150.000 assassinii, 50.000 desaparecidos, 1.000.000 di
rifugiati, 200.000 bambine e bambini orfani, 40.000 vedove, centinaia
di villaggi distrutti.
Il 26 aprile 1998 il vescovo Gerardi, coordinatore del progetto interdiocesano
Ricupero della memoria storica, viene brutalmente assassinato. Soltanto
48 ore prima, nella cattedrale metropolitana di Città del Guatemala,
aveva presentato il rapporto "Guatemala: nunca más" (Guatemala:
mai più), che documenta decine di migliaia di casi di violazione
dei diritti umani nei 36 anni della guerra.
Dopo le elezioni del 14 gennaio 2000 si è costituito un nuovo
governo, guidato da Alfonso Portillo, esponente della destra. Reo confesso
di omicidio, Portillo ha vinto sostenendo che se ha potuto difendere
se stesso, difenderà anche i cittadini. La principale promessa
della sua campagna elettorale ha avuto per oggetto la riorganizzazione
delle forze armate del paese. Per stimolare l'economia, nel giugno 2000
il Guatemala, insieme a El Salvador e l'Honduras, ha firmato un accordo
di libero scambio con il Messico. La grave crisi economica e il conseguente
degrado delle condizioni generali di sicurezza, dovuto anche alla presenza
diffusa di armi, fanno registrare negli ultimi sei mesi una recrudescenza
di atti di violenza e di criminalità comune.
Nel 2003 il dittatore militare Efrain Rios Montt, responsabile del massacro
di decine di migliaia di persone durante la guerra civile, è stato
riconosciuto dalla Corte Suprema idoneo a partecipare alle elezioni presidenziali
di novembre. Le elezioni, tuttavia, hanno segnato la sconfitta sia di
Rios Montt che del presidente in carica Portillo, e la vittoria di Oscar
Berger. Il nuovo leader ha iniziato il suo mandato nel gennaio del 2004
e ha avviato un percorso politico volto a migliorare le condizioni socio-economiche
del Paese. Uno degli obiettivi di Berger è raggiungere la stabilità interna
necessaria al rilancio internazionale del Guatemala. Portillo e l'ex
dittatore Efran Rios Montt sono agli arresti domiciliari per genocidio.
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