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Il 24 agosto 2006, a Clermont-Ferrand,
è deceduto Vito Mario Iacono. Stava terminando un dottorato
di ricerca presso l'Università di Poitiers.
I colleghi ed il personale dell'ITCG "Cuppari" lo vogliono
ricordare a chi gli ha voluto bene e a chi ha apprezzato le sue
doti umane e professionali.
Sono Maria Pia Lampacrescia collega
e amica di Vito che conosco dal 1984, anno in cui abbiamo completato
i nostri attesissimi concorsi a cattedre: vicini per ordine alfabetico
e uniti da una profonda passione per le materie umanistiche. Al
Cuppari ci siamo ritrovati nell'esercizio di far scuola, sostenuti
da un'arguta grinta per combattere la stupidità.
Se gli amici , come ha scritto un lontano poeta, devono "rapire
una favilla al sole per onorare un amico scomparso" poiché
il suo sguardo era rivolto al sole, credo che il suo ricordo non
cadrà nell'oblio nè nel compianto, ma noi lo sosteremmo
con la dolce memoria della sua presenza.
Una stretta di mano e un abbraccio
Pia
()
Carissimo Vito,
ti devo dire innanzitutto che ancora oggi non riesco ad adattarmi
all’idea della tua morte.
Avendo potuto apprezzare la tua straordinaria energia interiore,
mi ero convinto – stupidamente, chioseresti tu – che tu avessi una
particolare immunità rispetto ai mali di questo mondo.
Credevo, insomma, che avresti continuato per molti anni – in quanto
“letterato” di riferimento del nostro gruppo – a scrivere “coccodrilli”
per gli amici ed i conoscenti scomparsi.
E mai avrei pensato di doverne scrivere uno per te, tanto meno in
tempi così prematuri.
In questo momento sono molte le cose che mi piace ricordare di te:
la tua fluente oratoria ed il tuo grande sapere (che tutti certamente
riconoscevano), così come la tua arguta vena ironica (che non tutti,
purtroppo, conoscevano) e soprattutto la tua lucida opera di emancipazione
culturale ed umana svolta a favore degli studenti.
Io, che per tanti anni ho lavorato al tuo fianco, ricordo bene il
rituale percorso emotivo sul quale, più o meno consapevolmente,
conducevi i tuoi studenti, i quali si mostravano dapprima diffidenti
e timorosi nei confronti dei tuoi modi non certo accondiscendenti,
ma che poi iniziavano ad apprezzarti per il tuo spessore culturale,
finendo infine, quasi inevitabilmente, per amarti e per elevarti
al livello di un vero riferimento intellettuale.
Ma non dimentico neppure quel bellissimo rapporto, fatto di tensione
positiva e di stima sincera, che negli anni eri riuscito a stabilire,
a costo di limare le non poche asperità del tuo carattere, con tutti
i Colleghi del gruppo “storico” del corso B/Igea, i quali – non
per nulla – credo siano ora tra le persone che più ti rimpiangono.
Per tutto ciò puoi ben comprendere come la notizia della tua scomparsa
abbia suscitato in me una serie assai variegata di sentimenti: di
certo incredulità e sconforto, ma anche rammarico e disappunto per
vedere dissolto in un solo istante quel grande patrimonio di cultura
e di “affetti” che ti eri costruito in tanti anni di studio e di
professione.
Permettimi infine di muoverti un appunto, sul filo di quell’ironia
che non è mai mancata nelle nostre corrispondenze.
Amavi definirti “l’ultimo illuminista”, un “positivista convinto”,
un “razionalista indistruttibile" e via di seguito.
A me pare però che il modo con cui hai scelto di uscire di scena
(senza informare nessuno del tuo impietoso destino, decidendo di
affrontare da solo l’estremo passo) sia stato invece tipicamente
romantico, se non addirittura “eroico”.
Pure il tuo triste tramonto contribuisce allora a dimostrare come
le etichette che ci diamo, o che ci danno, nel corso della nostra
vita servano più che altro ad essere contraddette, specie in quei
momenti difficili che il destino non manca mai di riservarci.
Ed anche se hai scelto di non avere una sepoltura (questa sì che
è una decisione da vero razionalista!), mi voglio congedare da te
con un auspicio che so che avresti sicuramente apprezzato.
Ti sia lieve la terra, amico mio.
Pino.
()
Caro Vito,
Pino mi ha detto di scrivere qualcosa per te. Ho detto di sì,
ma non riuscivo a trovare le parole. Poi, proprio stamattina, scorrendo
la rubrica del mio cellulare, è uscito il tuo nome. Non ci
ho pensato neanche un attimo: non lo cancellerò. E si, perché
tu forse credevi, vecchio marpione, che la tua scelta di morire
da solo ci avrebbe fatto talmente “incazzare” che avremmo
fatto in modo di dimenticarti e di non provare così poi tanto
dolore. Invece no, caro Vito. Lo sgomento prima e il dolore poi
ci hanno preso forse con più forza. E poi io non voglio proprio
dimenticare la nostra amicizia.
Non voglio dimenticare la tenerezza che riuscivi a suscitare, tu
all’apparenza così altero, quelle rare volte che, vincendo
l’orgoglio, chiedevi aiuto o consiglio a noi, ai tuoi amici.
Non voglio dimenticare la tua intelligenza, la cultura ironicamente
ostentata soprattutto nei confronti di chi non aveva la modestia
di riconoscere che il sapiente è chi è sempre alla
ricerca di ciò che non sa. E tu, in questa ricerca, avevi
invece una tale bulimia che viene da pensare derivasse dalla tua
consapevolezza che il nostro tempo su questa terra non giunge ad
essere neanche un granello della più gigantesca clessidra.
Non voglio dimenticare le serate passate insieme a discutere di
cose serie, di politica, quella passionale, e perciò l’unica
vera per noi. Ma anche di musica, d' arte, di calcio, altra tua
grande passione. Volevo sfotterti per la tua Juve in serie B e il
mio Torino in serie A. Non ho fatto in tempo, maledizione. Sei riuscito
a sottrarti anche da quest’ultima presa in giro.
Non voglio dimenticare le discussioni sull’amore e sulle donne.
Che tu avessi una particolare passione per l’uno e per le
altre non era un mistero per nessuno.
Infine, avrei voluto ancora progettare insieme altre “bischerate”:
ricordi il “C.E.R.I.N.O.”, il numero unico di “Cuppari
New”, la circolare sulle gite del Ministero, la cena con prolusioni
a dir poco stravaganti, le cantate fino ad ore piccole?
Forse hai bruciato molte cose, amico mio. Certo non hai bruciato
la tua vita, non l’hai buttata via. Non è stata senza
significato per noi e per chi ti ha conosciuto.
Ho deciso di tenermelo il tuo numero, caro Vito. Perché quando
sarà l' ora voglio telefonarti per dirti che sto arrivando,
e sapere come si sta, e progettare un po’ di cose da fare
e, perché no, altre bischerate per divertirci ancora insieme.
Ciao, vecchia talpa.
Leonardo
()
Prematura la tua scomparsa...in ritardo
c'è giunta la notizia.
Avremmo voluto ringraziarti dell'anno trascorso insieme e di ciò
che "a modo tuo" ci hai trasmesso. Il tuo carattere un
po’ forte sapevi ci avrebbe intimorito, ma allo stesso tempo
fatto capire che era solo il tuo modo per spronarci e farci crescere.
La tua partenza ha interrotto il nostro percorso assieme; la lontananza
ci permette ora di ricordarti come il nostro burbero, ma carissimo
prof di italiano!
II C IGEA 2000/2001:
Angelelli Alessio
Barcaglioni Serena
Bartozzi Nicola
Beldomenico Andrea
Bellino Chiara
Bini Debora
Carloni Francesco
Ceppi Giulia
Collamati Diletta
Federici Diego
Federici Loredana
Giacani Gessica
Giovagnoli Seelena
Giulioni Catia
Lucidi Valentina
Mazzanti Romina
Rango Simona
Romagnoli Gloria
Sabbatini Luca
Santoni Cristina
Savelli Laura
Schiavoni Serena
Trillini Michela
Venanzi Maela
Verdolini Gloria
()
Caro Vito,
il tempo passa e la sua polvere nasconde ricordi, affetti e persino
idee.
E amici.
E allora rumini quello che ti ostini a non voler digerire: che non
ci sono certezze e le fatiche per farle diventare tali dovrebbero
essere vissute non dico con distacco, ma certamente con leggerezza.
Avresti mai pensato, ad esempio, che la tua Juve potesse giocare
in serie B?
Sono cattivello vero?
Avresti mai pensato che, in una notte di mezza estate, in un ricco
angolo della Sardegna cialtrona ma per niente sarda, potesse eruttare
un vulcano?
Io, per farti sbelicare dalle risate non ti dico cosa non avrei
mai pensato...
E' difficile non scadere nella retorica e nel patetico.
Allora ti saluto con un verso di una canzone di Guccini che ricorda
vecchi amici che, un giorno, hanno deciso di scartare di lato e
di imboccare un'altra strada.
E' difficile, Vito, spiegare alcuni lampi della vita e forse non
ne vale neppure la pena.
"Come vedi tutto è usuale, solo che il tempo stringe
la borsa e c'è il sospetto che sia triviale l'affanno e l'ansimo
dopo una corsa, l'ansia volgere del giorno dopo, la fine triste
della partita, il lento scorrere senza uno scopo di questa cosa
che chiami vita".
Tu avresti preferito un accenno a De Andrè, più vicino
alla tua indole anarchica e disincantata ma, come mi rimproverari
con bonomia, ho "cromosomi socialdemocratici in quantità"
e sono umbratile di carattere.
Si è diversi, ci si incontra e a volte ci si stima.
Ciao, Ero.
()
Vito,
eccomi qua. Forse è la volta buona che riesco a scriverti.
Ho rimandato, rimandato …..Come cominciavo a scrivere , mi
fermavo presa dalla commozione e dai ricordi.
Condivido in pieno ciò che Pino e Leo ti hanno scritto. Ma
io voglio parlarti della nostra amicizia, che, anche da lassù
(da quel posto di cui negavi l’esistenza. Eh ti sei sbagliato!!!!),
non puoi dimenticare.
Ho scritto a Marie-Christine: Com' è strana la vita!! Io
cattolica, di centro destra , nata sposata, amicissima di un ateo,
di sinistra un po’ libertino.
Abbiamo avuto questa grande occasione di conoscerci e di rispettarci
e la tua grande amicizia pienamente contraccambiata mi ha dato molto
e non credo che dimenticherò mai una persona come te. Volevi
fare il polemico, il contestatore ma in realtà eri fragile
riservato e sensibile.
Ho riletto le mie ultime e-mail in cui ti chiedo: stai bene? cosa
ti sta succedendo?
e tu mi rispondi; “stai tranquilla, sto bene, sono un tantino
coincé e non sempre mi riesce di far fronte a tutto quello
che vorrei “
Con il senno del poi, oggi interpreto diversamente le cose che mi
hai scritto.
Che cosa volevi dirmi con “Spero che il tempo dia ragione
alle mie speranze e non alle mie paure (che sono sicuramente più
numerose e pressanti); ma è appunto solo il tempo che potrà
dirlo”?
Ti ricordi le nostre divertenti discussioni per le nostre divergenze
politiche!!! Ti ho pregato di non votare essendo all’estero
e tu, mi scrivi ironico e divertito:
“Quanto al voto, mi spiace deluderti: ho votato già
15 giorni fa ed essendo un coglione ho votato nella sola maniera
possibile per un coglione”
Ecco questo è l ‘ amico Vito che ho avuto il previlegio
di conoscere e che ricorderò sempre.
La tua SPECIALE CHRIS mi ha detto che hai votato in ospedale e stavi
male.
Dovevo essere la tua testimone di nozze, ero così felice
per te, avevi trovato la persona giusta, ma il destino ha voluto
diversamente.
La tua Chris è davvero speciale e soffre tanto. Dopo due
mesi le ho scritto e le ho fatto gli auguri per il suo compleanno
(forse tu mi hai guidato a farlo). Il giorno dopo le ho telefonato.
Ero terrorizzata e nello stesso tempo impaziente di parlare con
Lei . Adesso sono contenta di averla sentita , di aver parlato di
te.
Da lassù, stalle vicino, aiutala a superare il suo atroce
dolore.
So che lo farai e sai che puoi contare su di me, come sempre.
Non mi hai detto niente della tua malattia ed io rispetto la tua
volontà anche se sono ancora un po’ arrabbiata per
questo e non riesco ad accettare ciò che è successo.
Ma hai vinto tu, hai dato ancora una volta prova di grande generosità
non facendomi preoccupare.
Ciao non ti dimenticherò.
LEDA
()
Caro Vito
ho vivo e presente il tuo sorriso, pieno di tenerezza e di pudore,
proprio di chi cercava una comunicazione speciale, intima e . .
unica. Ti ringrazio per tutte le volte che hai voluto parlare con
me: ho potuto cogliere il tuo pensiero originale, le tue argomentazioni
mai scontate, il tuo rigore intellettuale e, soprattutto, la tua
calda amicizia. Ci hai lasciato troppo presto e troppo inaspettatamente.
Penserò sempre a te con immenso affetto.
Anna
()
Non è semplice prendere carta e penna,
o meglio sedersi davanti ad un computer per ricordare in poche righe
un amico; l’ho fatto tante volte per poi abbandonare, rapidamente,
quanto avevo scritto. Non è facile riordinare sentimenti
e ricordi di una amicizia nata, certamente per caso, tra colleghi
di lavoro, tra l’altro, neanche dello stesso corso. Lo ammetto
l’essere io d’Urbino mi ha favorito, quella “strana
e bizzarra” città ti era rimasta nel cuore e poi altri
comuni interessi, Faber su tutto e tutti, scoperti via via che ci
si conosceva meglio mi hanno permesso di apprezzarti sempre di più.
L’impegno profondo che contraddistingueva ogni tua scelta
e la forza di non far pesare la tua vivacità intellettuale
saranno un ricordo indelebile non solo per me ma per tanti e, sono
certo, soprattutto per i ragazzi che hanno avuto la fortuna, perché
di questo si tratta, d’averti come “maestro”.
E’ forte il rimpianto di non aver coltivato con maggior costanza,
specialmente nel corso del tuo dottorato in Francia, i rapporti
epistolari, ma gli amici comuni della scuola mi riferivano e tanto
bastava perché sapevo che lavoravi ad un progetto da te fortemente
desiderato.
Vito, aveva ragione Faber nel dire “…io mi dico è
stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati”; ciao.
Francesco
()
Caro Professore,
ricordo i temi da svolgere in classe.
L'ansia con cui attendevamo che tu ne scandissi i titoli.
E quella del giorno in cui riportavi gli elaborati.
Con il giudizio, severo.
Non ci hai mai sottoposto ad una prova a sorpresa.
E questa invece mi sembra una brutta sorpresa.
Quella di trovarmi a scrivere un tema, un pensiero su di te.
Questa volta ti consegnero' un foglio quasi bianco, mi è
troppo difficile.
Io sono seduto sul primo banco a sinistra.
Sono in un turbine di emozioni.
Ma la penna balbetta.
E tu sull'arco della porta.
Già ti vedo sorridere.
Sornione, sotto i tuoi baffetti.
Caloroso e beffardo. Come nel ritratto in questa pagina.
Ma senza cravatta. Addosso la bella felpa.
Quella del bicentenario della Rivoluzione Francese.
Se non erro, ne avevi due. Una bianca ed una blu.
Come realizzare Liberté, Egalité, Fraternité?
Come coniugare disciplina e Libertà ?
Quale strada prendere per seguire virtute e conoscenza?
Perdio, questo è toccare la carne viva!
L'immaginazione inquieta e creativa dell'adolescenza.
I sentimenti e la ragione.
Tu, nostro Caronte.
Tu lo hai fatto con severità e dolcezza.
Il dono della parola. Ma anche.
Il pensiero profondo e razionale.
E tanto calore umano.
Con te abbiamo imparato.
Ad amare il pensiero. E con lui, l'uomo.
A leggere la ricchezza della nostra lingua.
Ad indagare tra le righe della nostra storia.
Italiana ed europea.
Ci hai aiutato. A far pulsare
un'anima nella classe.
Un gruppo di alunni e di professori
uniti dalla passione e dalla stima.
Ci hai spinto a cercare oltre i nostri confini.
E dentro i nostri cuori.
Grazie, Professor Iacono
Ti abbraccio forte.
Riposa in pace.
Gianluca, tuo alunno
classe B IGEA, 1988-93
()
Il primo anno che l'ho avuto
come professore, l'ho odiata,
poi ho avuto modo di conoscerla sempre di piu'...
Il secondo anno ero orgoglioso di avere un professore come lei,
tutt'ora lo sono.
In questo mondo, le persone importanti, non verranno mai capite.
Grazie di tutto.
Un tuo alunno.
()
Caro Professore,
ScriverTi è stato come affrontare un’interrogazione
a sorpresa… per cui non ero preparato… per cui non sapevo
proprio cosa dire, o meglio avevo molto da dire… ma i pensieri
erano così confusi che ho scelto allora di prendermi un po’
di tempo e di sostituire la penna alla parola… ma fosse facile…
… questo è davvero un titolo che non avrei mai voluto
avere… e come era Tua consuetudine… non ci hai lasciato
ovviamente un tema libero da svolgere… probabilmente, non
ho mai scritto tante brutte copie per nessun tema così come
ho fatto per queste poche righe.
Il fatto che Ti arrivi solo ora, testimonia che non avevo proprio
voglia di consegnarlo … ma poi mi son rivisto quel sorriso
dolce e beffardo… che mi accompagna ancora nella mente…
e mi ha fatto ricordare quante volte, nella difficoltà, hai
saputo venirmi incontro con comprensione ed una generosità
volutamente discreta nella forma ma efficace nella sostanza.
Tu e gli altri Docenti del corso IGEA ci avete accompagnato nel
nostro percorso di crescita e siete stati fra le Persone che più
hanno contribuito alla formazione delle nostre Persone.... ognuno
apportando delle caratteristiche diverse della propria personalità,
della propria esperienza e del proprio stile di vita... ma nel comune
intento di donare ai propri Studenti... Cultura, Valori e strumenti
utili per affrontare la Vita oltre che il mondo lavorativo.
E’ proprio per questo dono che ho sentito il dovere di ringraziarTi.
Anch’io ricordo ancora il primo giorno in classe… correva
l’anno 1989, bicentenario della Rivoluzione Francese…
come dimenticare la felpa celebrante l’evento che Tu indossavi…
Ti sei subito presentato come qualcuno che poi effettivamente un
po’ di rivoluzione nelle nostre anime e nel nostro modo di
pensare l’ha portato.
Ricordo le Tue lezioni di Storia… nelle quali eri in grado
di fornirci una lettura degli eventi al di fuori del coro, cercando
soprattutto di sviluppare in noi la capacità di collegare
i fatti con un rapporto di causa-effetto piuttosto che richiederci
uno studio nozionistico degli stessi.
Ricordo le Tue digressioni… nei Poeti e negli Autori minori
che ci hanno fatto conoscere anche quella Letteratura a volte dimenticata
nei programmi ufficiali e che certamente hanno arricchito il nostro
lessico, dando colore ai nostri pensieri e sviluppando in noi il
desiderio di ricerca e la capacità di valutazione su qualsiasi
forma espressiva , indipendentemente da ogni giudizio precostituito.
Ricordo il Tuo desiderio di star vicino agli Studenti, di accompagnarli
in progetti di cui Ti facevi promotore come il Teatro e il giornalino
del Cuppari. Per noi, era un modo per vivere la scuola al di fuori
della nostra classe, per creare qualcosa insieme agli studenti di
anni e corsi diversi dal nostro e per vedere il nostro Professore
“mischiarsi” fra noi.
Come vedi… purtroppo, i miei ricordi sono legati soprattutto
al nostro rapporto docente-studente, di sè molto particolare
... ma limitativo per ricordare la Tua Persona e la Tua ricchezza.
Oggi, per me, il dispiacere è proprio questo … di non
aver avuto la possibilità di conoscerTi abbastanza al di
fuori della scuola… di non aver avuto la fortuna di coltivare
la Tua Amicizia a posteriori degli studi
Quindi conosco poco della Tua storia umana... ma sicuramente l'affetto
dimostrato da parte dei Tuoi ex-Studenti e dai Colleghi non possono
che confermare il fatto che Tu abbia lasciato un ricordo vivo nelle
Persone che Ti hanno incontrato e probabilmente il vuoto per non
aver avuto la possibilità di conoscerTi meglio.
Ora, ricordando le Tue letture appassionate dei passi della Divina
Commedia, mi piace immaginarTi come il Poeta, in giro per il Paradiso,
il Purgatorio e l’Inferno .. alla ricerca del posto che più
Ti aggrada e dove si possano fare incontri più interessanti…
conosciamo quale fosse la Tua preferenza letteraria… ma Professore,
a meno che non riesca a convincerli con la Tua tenerezza…
lì … posto per anime sensibili non ce n’è.
Professore, perdonami per l’irriverenza… ma questa immagine
spero sia la miglior metafora di quella ricerca di un proprio percorso
che per Te era una costante… a volte ci poteva apparire lontana
dai canoni tradizionali … ma, allo stesso tempo, era uno stimolo
per Tutti per cercare di vedere le cose con una lente diversa da
come la consuetudine voglia farle apparire.
La mia lettera Professore finisce qui… ma ciò non
significa che nei prossimi anni non possa sentire il dovere di scriverTi
ancora… magari per ringraziarTi di qualche altro prezioso
dono lasciatoci in eredità e che al momento è ancora
rinchiuso nel bagaglio della Vita.... Solo i fatti imprevedibili
del Futuro avranno la forza di soffiare sulla polvere che attualmente
ne nasconde la loro luce.
Allora mi farà piacere pensare che Tu … da lassù…
avrai ancora la pazienza di leggere … e magari, con un sorriso
beffardo… dirai.. “Va bene tutto… ma la finisci
di chiamarmi Professore!”
Un abbraccio
Stefano
()
Anche se ci siamo visti una
sola volta, ci siamo incontrati, perché gli uomini e le donne
al di là delle diversità di atteggiamento o comportamento,
al di là delle diversità fisiche, al di là
delle distanze del tempo e dello spazio possono sentire la vita
e il lavoro in modo simile e concepire la cultura come un mezzo
e non un fine.
È ciò che ho avvertito subito, seppure in modo confuso,
attraverso la correzione degli elaborati dei tuoi alunni, che mi
parlavano anche di te, caro collega: dietro la loro sensibilità
e il loro gusto personale, dietro le loro forze e debolezze ho
creduto di sentire il tuo lavoro intellettuale e umano,
il coraggio e la coerenza della ragione e del sogno, il pessimismo
non rinunciatario di chi scava per distruggere e salvare ciò
che serve per crescere insieme.
La consapevolezza del relativismo che scandisce il nostro modo di
essere e di vivere e il senso di realismo che mi caratterizza, mi
ha suggerito ora quell’ “ho creduto”
mentre allora mi portò a verificare ciò
che mi aveva indicato il mio intuito e la mia professionalità.
Durante i colloqui con i tuoi alunni, le ipotesi diventavano tesi,
ma la conferma vera alle mie impressioni arrivò il giorno
in cui ti conobbi, in quel dialogo breve ma significativo che mise
a confronto le nostre personalità e professionalità,
unite dal rispetto profondo per le persone più
che per i ruoli che esse svolgono.
Forse ci sarà chi commenterà negativamente i miei
pensieri di ieri e di oggi, chi dissentirà, ma è un
rischio prevedibile, scontato per chi cerca di superare la paura
di esporsi e di essere se stesso, di mettersi in discussione, per
chi diffida delle verità assolute che disconoscono le contestualizzazioni.
Certamente chi ti è stato veramente amico capirà il
senso di queste mie parole, certamente chi ha voluto dedicarti questo
spazio nel sito della scuola l’ha fatto per testimoniare la
sua stima e il suo affetto, per affrontare e controllare il dolore,
lo sconcerto, il senso di abbandono e la rabbia che agitava e agita
il suo animo: scrivere serve anche a questo, a vedersi dentro, ad
accettare la morte dei propri cari, ad illudersi che le parole e
il ricordo possano superare il limite della vita.
Oggi certe persone sostengono che la felicità possa esistere
senza l’esperienza del dolore (sembra addirittura che sia
stato scoperto un modo per cancellare dal nostro cervello il ricordo
delle cose spiacevoli), ma chi ama il grande poeta-filosofo Giacomo
Leopardi conosce i rischi e le implicazioni di tali operazioni e
diffida di certe manipolazioni mentali e mistificazioni….
È con questa speranza, caro collega di lettere, che ho fissato,
nero su bianco, le mie divagazioni mentali, nate durante una delle
mie ultime fatiche scolastiche (il prossimo anno sarò una
ex prof, una pensionata!…), sempre nell’Istituto Cuppari:
dopo tanti anni il mio ruolo è cambiato, da commissario mi
hanno nominata Presidente, ma ciò è irrilevante, perché
i ruoli come i nomi sono solamente “accidenti” e le
persone senza idee e personalità sono “sacchi vuoti”.
Scusandomi per la pesantezza del discorso (avrei voluto essere ironica,
ma il rischio di non essere compresa sarebbe stato ancora più
grande … ) ti saluto e, visto che amo la verità, ti
confesso che invidio i sentimenti profondi e sinceri che ti legano
alla parte migliore del mondo, a chi è capace ancora di credere
nell’amicizia e….senza sentirsi un “don Chisciotte”
Ti ringrazio, caro Vito, perché hai difeso fino in fondo
i tuoi valori illuministico-romantici: andandotene hai lasciato
ai tuoi cari l’immagine migliore di te, il ricordo di un uomo
non abbruttito dal dolore fisico e mentale, integro nella coerenza
e dignità….quella dignità che purtroppo non
a tutti è concesso di mantenere nella morte…
Stefania
()
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